Quanto vale una azienda agricola?

Quanto vale una azienda agricola?

Nel calcolare il valore economico di una azienda agricola, sono diversi i fattori da valutare. Gli aspetti puramente economici sono evidenti.
Alcuni sono quantitativi, altri qualitativi.
Tra i fattori quantitativi vi possono considerare: i terreni (ettari di superficie coltivata di proprietà); l’entità media delle produzioni in un dato periodo di tempo; la richiesta da parte del mercato di tali produzioni; lo stato degli immobili (stalle, ricoveri per animali, abitazioni dei lavoranti, annessi presenti sul fondo); l’adeguatezza delle strumentazioni, dei mezzi agricoli utilizzati (trattori, carri, mezzi agricoli in generale); la dotazione finanziaria dell’impresa (debiti, attivi, cash-flow, contratti di acquisto e di vendita); numero, genere e certificazione dei capi di allevamento, etc.
Si tratta di “merci” definibili o di elementi oggettivi, constatabili, censibili.
Vi sono poi dei fattori qualitativi che sarebbe errato trascurare, perché incidono profondamente sul valore globale e quindi sull’appeal che possono esercitare nei confronti di un potenziale acquirente.
Tra i valori qualitativi si possono citare: la qualità dei terreni, la salubrità dei suoli (che dipende anche da fattori climatici, dalla presenza o assenza di inquinamento atmosferico); l’irrigabilità e la logistica (se i terreni sono facilmente irrigabili e raggiungibili dai mezzi di coltivazione oppure no); l’età degli addetti e la loro esperienza, il loro “saper fare” (compreso il livello di aggiornamento professionale, preparazione tecnica, affidabilità ed expertise).
Gli elementi qualitativi sono i più difficile da definire ma sono aspetti sui quali, se si investe, alzano notevolmente il valore di una impresa agricola.
Vi sono inoltre fattori ancor più immateriali, per esempio la garanzia di continuità dell’azienda. E’ evidente che se una attività dipende da una sola persona avanti negli anni, il futuro è più a rischio rispetto ad una situazione in cui il “passaggio di consegne” generazionale è già avvenuto o se tale continuità è assicurata da addetti in grado autonomamente di portare avanti l’impresa in assenza del titolare o del fondatore.
Se poi le produzioni dell’azienda sono note al mercato grazie ad un suo marchio o “brand” di qualità, il brand stesso rappresenta a sua volta un valore importante per la sua attrattività e riconoscibilità nei confronti del clienti attuali e potenziali. Così come bisogna considerare la dipendenza o indipendenza dell’azienda stessa dai suoi fornitori, Più una impresa è autonoma, ovvero non dipende da altri, dalle oscillazioni esterne, dai capricci e imprevisti, più è solida e quindi appetibile per gli investitori.
Sono logiche che dovrebbero guidare ogni agricoltore interessato a garantire sicurezza e continuità alla sua attività, in modo da implementare progressivamente il suo patrimonio in senso generale.
Vi è infine da sottolineare che una azienda agricola, in se stessa, rappresenta un bene collettivo, non esclusivamente un capitale privato. Non solo perché garantisce sussistenza a famiglie e distribuisce reddito, lavoro, ma perché nell’ambito agricolo il territorio rappresenta un bene comune e quindi ad esempio l’osservanza di regole ecologiche incide sul valore complessivo dell’habitat naturale. Il possesso e la conservazione della biodiversità locale, lo stesso aspetto estetico naturalistico sono fattori che vanno a bilancio, ad incremento del capitale perché incentivano la domanda produttiva delle coltivazioni e degli allevamenti, la visibilità agrituristica, il richiamo nei confronti di nicchie di acquirenti e consumatori a caccia di qualità, contribuendo a rendere un dato territorio distintivo e unico.
Saper costruire questo valore in ambito agricolo e agroalimentare è una delle sfide decisive della nostra epoca.